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3.8.10

CELLULARE IN REGALO - VINCITORE



Dopo il rinvio di un mese eccovi finalmente il nome del vincitore /vincitrice del celluare: terry.o....@

Ho giò mandato una mail ala persona interessata, nel caso non rispondesse in 3-4 giorni farò una seconda estrazione.

2.8.10

IL BOSS E L' ITALIANA - FINALE N. 1



Dopo tanto parlare ecco il primo finale del racconto il Boss e l'Italiania; questo lo ha  firmato  Sandy.  Altri?

Domani pubblicherò il nome del vincitore del cellulare.

Buona lettura.

Improvvisamente si svegliò, si girò e vide accanto a sé un corpo che non riconobbe subito.
Nora Nora Patti dalla testa rossa. Perché sono partito di colpo che ore sono mezzanotte a new york le sei Patti sta aspettando il suo nuo vo produttore Cristo uno stramaledetto Jeff Bridges più magro il fascino lo stesso e più giovane. Molto carino dice lei premuroso. Poi cominceranno le registrazioni ma perché si ostina a cantare e poi in mezzo a tutto quel fumo e a quei bicchieri vuotati per dare realismo dice lei e il nostro caro ”Jeff” che fa intanto?

E io che non riesco a scrivere niente esibizioni cretine le stesse gag sul palco e ora tutto questo su e giù. Figli miei e non miei e abbracci e pugni Patti dalla testa rossa quando l’ho incontrata li aveva ricci una grossa testa di rossi ricci mi amava mentre io facevo la rockstar e facevo lo scemo con quella chitarrista nel “tunnel of love” come si chiamava cazzo neanche me lo ricordo più che sguardo triste!

Una ragazzina attempata mi sono innamorato della sua giovinezza passata una belle figurina sì bisogna dirlo adesso un po’ ingrassata anch’io del resto invecchiati insieme avuto coraggio ad innamorarsi di me il mediterraneo che estate!L’ho amata come se fosse stata la prima volta fatto di me un uomo i capelli sulla sabbia fredda come due adolescenti qualunque se fosse arrivato qualcuno?

Torno a casa domani si torno doman si domani si si sisi


“Ehi Brucie, dormito bene?”

“Non tanto, jet lag”

“Jet-lag”!? Vuoi frittelle e miele’”

“No, per favore , niente dolci”

“Rognoni al burro?”

“Oh Patti, ma ti pare?Non esagerare con il “tuo” Ulisse. A proposito e il disco?”

“Registriamo qui;”Jeff” lo trova molto carino questo posto”

“Jeff! Ma io non ci sarò quando arriverà con le scarpe gialle e un cesto di frutta”

“Ah, leggi di nascosto i miei libri”

Bruce divorò le uova e bevve il solito caffè lungo

“Cavallo?”

“No vai tu. Sono davvero stanco”

Rimase solo, si stese sul divano con “Umiliazione” di Philip Roth. Chiuse gli occhi.

Nora, gli occhi ancora chiusi ,allungò la mano. Accanto a lei il letto era vuoto e freddo. “Se ne è andato e adesso che faccio?”

L’acciottolio dei piatti giù in cucina la rincuorò, scese di corsa. Bruce stava preparando la colazione.

“Ciao, zucchero, dormito bene?”

“Mmm”

“mal di testa? Questo te lo farà passare” e le allungò una tazzona di caffè

“Acqua Bruce, pura acqua”

“Sai come siamo noi Americani” Poi si alzò, le andò vicino e le sfiorò il collo con le labbra. “Andiamo di sopra” le sussurrò.

“…..e i bambini”

“Fuori con Giulia , per un bel po’”

Passò il mal di testa, passò la paura, Bruce era sempre lì.

“….e oggi pomeriggio che si fa? Bruce disse infilandosi una Tshirt stinta. “Dentista e spesa.

“ Wow”

“Vuoi canederli o frico?”

“canederli….in brodo” rispose con un sorriso tirato

“Bravo Bruce” fecero i bambini

Non entrò dal dentista, rimase sulla piazza. Sulla panchina di fronte a lui due ragazze cominciarono a fissarlo sorridenti. Accavallarono le gambe; qualcosa gli si rimescolò nello stomaco”Speriamo sia lo stomaco” Vecchio satiro eccitato da due ragazze su una panchina, ti guardano e certo continua a leggere quel maniaco di Roth per essere un intellettuale di New York! Basta io sono un americano semplice la frontiera la terra promessa al massimo Walt Whitman.

Luci e rumori in cucina, buio fuori, Giulia partita, i bambini a giocare.

“Senti, vengo a vivere qui con voi”

Nora sorrise”Sicuro?”

“Si, devo ricominciare, gli eroi ricominciano sempre. Devo scrivere e sento che qui posso farlo. Ho già un mucchio di idee, sarà l’album delle rinascita”

Salì in camera, prese la chitarra. Si sedette di fronte a Nora che impastava pane, latte, uova e speck. Un po’ di nausea. Passata

“Senti questa per cominciare e annunciare il cambiamento” strimpellò un paio di note accompagnandole con dei “la la la” fino al verso fondamentale The times they are a changing…

Nora continuò a impastare “…e questa per te ,la intitolerò “The girl of the north country” “la la la In the north country fair where the summer ends and the river…..”

“Sei sicuro Bruce?”

”Non ti piacciono?”

“Oh si molto!”

“E poi senti questa”

“Brucie che c’è?”

“Sei tornata’ Stavo leggendo”

“ Sei pallido”

“Stavo pensando a un nuovo album, ho in mente una canzone per te “Jersey girl”

“Jersey girl?” disse Nora

“Si Patti, non ti sembra bella?”

“Brucie vieni a stenderti

“Bruce vieni a stenderti”

“Mi sento strano”

“Si un po’ lo sei, non ti vedo tanto bene.”

“Cosa vuoi dire”bruce chiese spaventato.

“E’…..come se il tuo viso si stesse scomponendo in tanti piccoli pezzi tipo… caleidoscopio”

“Brucie prendi un’aspirina. Senti tesoro Jersey girl è di Tom, Tom Waits. Il tuo si chiama incubo”

“Come è la mia faccia?”

“Pallida”

“….ma intera?”

“Si certo”

“…..non un caleidoscopio?”

“Un caleidoscopio si,Bruce, hai anche dei sottili baffi..

“Ciao Baby, ho buttato la mia valigia , stasera resto con te”

“Ciao Bobby” fece Nora abbracciandolo

14.7.10

IL BOSS E L' ITALIANA



Il sondaggio ha visto vincere i SI’ con un prepotente 69%, cosa che in effetti mi aspettavo dato tutto l’interesse che si è creato intorno a questa saga, per il quale, naturalmente, vi ringrazio.


Inoltre, questo risultato mi permette di realizzare un’idea che avevo da un po’:



GRANDE CONCORSO LETTERARIO: “SCRIVITI DA SOLO IL FINALE DE ‘IL BOSS E L’ITALIANA’ !”


Mi raccomando: partecipate numerosi con il finale che vorreste. I vostri testi saranno pubblicati e sarete nuovamente voi a decidere quale sarà il finale vincente.

Certo, se nessuno di voi ha mai scritto un racconto simile è perché non ha mai saputo o voluto farlo.

Certo, è pur vero che è difficile continuare una storia pensata da un altro autore, che quindi ha vincoli prestabiliti…

…ma proprio qui sta la sfida!

Ho letto i vostri commenti e vi ho trovati appassionati e costruttivi, sono sicuro che avete già in mente cosa potrebbe succedere e come raccontarlo al meglio.

Non siate timidi! Mettete in pratica le vostre idee!

Sarete voi stessi, con la vostra spiccata capacità di giudizio e il vostro acuto spirito critico, a vagliarle attentamente e scegliere quale diventerà il finale “ufficiale”.

Inviate i vostri elaborati a larryetsi@gmail.com (max. 2000 parole). Ovviamente, ognuno può proporre anche più di un possibile finale.

L’autore del finale che sarà eletto “ufficiale” sarà premiato con…

…con….

A questo, a dire il vero, non ho ancora pensato, ma un riconoscimento ci sarà di sicuro.

(Non pompini, comunque).

4.7.10

IL BOSS E L'ITALIANA



A quanto pare devo ringraziare il Cala per tutta questa pubblicità gratuita per il racconto Il boss e l' italiana.

Visto il notevole interesse vi propongo il seguente sondaggio.

Vi raccomando di votar numerosi che sono molto curioso del risultato.

Buona domenica a tutti.



31.5.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 19^ PUNTATA



Puntata numero 19 del racconto di Sharonlacorta, buona lettura e buona settimana.



A casa, Giulia cercò di distrarre i bambini che erano comunque sconvolti, mentre Bruce si occupava di Nora, che piangeva a dirotto.
“Cerca di stare tranquilla… Per ora è tutto a posto…”
“Mai! Mai mi sarei immaginata che sarebbe arrivato a un punto simile!!” le lacrime della donna sembravano inarrestabili.
“Stai calma, calmati! Cerca di tornare in te, devi andare dai tuoi bambini. Sono qui, ora. E hanno bisogno di te”
“Hai ragione, - rispose, tirando su col naso – vado a lavarmi la faccia”
In quel momento Giulia entrò nella camera.
“Come va?” chiese, indicando con un cenno del capo la porta del guardaroba che dava sul bagno.
Bruce esibì un’espressione per nulla convinta.
“E’ molto provata”

23.5.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 18^ PUNTATA


Puntata numero 18 del racconto di Sharonlacorta.
Buona lettura e buona domenica.



Il mattino dopo, Nora era ancora sprofondata nel cuscino. Bruce, che aveva dormito – male – accanto a lei, sentì suonare il campanello. Si mise addosso qualcosa e scese ad aprire. Era Giulia. Si abbracciarono e restarono abbracciati un momento, poi Bruce la guardò. Giulia non l’aveva mai “immaginato” così: lo sguardo di Bruce era spaventato. Deglutì rumorosamente, poi disse:
“Ehi Giulia… che stanno facendo alla nostra Nora?”
“Lei dov’è?”
“Di sopra. Dorme ancora. Ieri sera son riuscito a toglierle la scimmia di dosso ma… ha degli strascichi brutti stamattina. Vieni di sopra”
Giulia si tolse al volo il cappotto e salì con lui le scale.
Entrata nella camera da letto vide l’amica stravolta, la faccia abbottata, borse grigie sotto gli occhi chiusi, i capelli per aria. Si sedette sulla sponda del letto e le accarezzò il viso.
“Ehi…”
Nora aprì a stento un occhio, poi tutti e due, sorpresa di vedere l’amica lì con lei.
“Giulia… - biascicò – che ci fai qui…?”
Giulia guardò Bruce.

14.5.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 17^ PARTE



Puntata numero 17 del raccontoTutta un altra musica - Il Boss e l' italiana scritto da Sharonlacorta (grazie).

Se volete contattarla lasciate un commento o mandatemi una mail.


Bruce la portò di sopra che stava in piedi a stento. La mise a sedere sul letto in camera, poi andò in bagno e aprì l’acqua nella sua bella grande vasca angolare. Tornò in camera, accompagnò Nora in guardaroba, si spogliò e la spogliò, poi la fece entrare nella vasca e ci entrò a sua volta. L’acqua era calda… Nora riuscì soltanto ad indicargli una boccetta che era sul bordo, lui la prese e l’aprì: erano oli da bagno. Ne mise poche gocce e l’acqua si profumò subito. Quando la vasca fu abbastanza piena, chiuse l’acqua e avvicinò Nora a sé. La tenne abbracciata finché la sentì abbandonarsi, la testa sulla sua spalla, il naso sul collo sempre alla ricerca del profumo del suo dopobarba. Bruce le baciò delicatamente le labbra.
“Prometti che non lo farai più”
“… che buon profumo hai…”
“Nora. Promettilo. Pensa ai tuoi bambini”
“…mmmmhhhh… è per questo che bevo… non ci voglio pensare…”
“Ah bene”

7.5.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 16^ PARTE



Si continua con il racconto di Sharonlacorta.  Vi raccomando di non perdervi il post di domenica, son molto curioso del risultato.



Capitolo V

Mancava poco a Natale. L’atmosfera era greve, irrespirabile, si tagliava col coltello. Nora cercava in tutti i modi di filtrare per i suoi figli un natale lieto, fatto di preghiere, di merende con biscotti e latte caldo, di profumo di arancio e cannella, di stufa accesa… l’albero luccicava fuori in giardino. Ma suo marito stava lentamente cambiando registro: i loro rapporti erano sempre meno cordiali e sempre più afflitti da risposte secche, frizioni e pungenti dispetti. Che infantilismo fastidioso. Ma doveva essere brava e superare tutto questo, per amore dei suoi figli. Perciò, d’accordo – una volta tanto – col suo ex marito, decise di invitarlo a cena per la vigilia, in modo che i bambini vivessero, per la festa più importante dell’anno, una parvenza di normalità. Invitò anche i suoceri (con sua suocera era riuscita malgrado tutto a mantenere un rapporto di estrema sincerità e di discreta armonia), così per i bimbi sarebbe sembrato tutto almeno vagamente normale.
Mentre durante l’antivigilia preparava alcune delle pietanze che avrebbe servito la sera successiva, lo sguardo le cadde sulla bottiglia di marsala che aveva usato per fare la marinata del ripieno del tacchino. La tristezza che aveva provato vedendo Bruce partire poche settimane prima non l’aveva più abbandonata. Un sorso di qualcosa l’avrebbe tenuta su.
Guardò sulla credenza: c’era un’ottima bottiglietta di Rosso Fojaneghe. La aprì e se ne versò un bicchiere. Buono… Nonostante la sua vena creativa in cucina fosse alimentata dalla sua depressione e dalla disperazione causata dalla brutta piega che aveva ormai preso il suo matrimonio e la gestione dei bambini, sentì il bisogno di consolarsi con quel bicchiere. E con tutti quelli che gli vennero appresso.

La cena di natale, gastronomicamente fu un successo. La presenza dei suoceri stemperò l’atmosfera tesissima tra lei e Alessandro. Riuscì a non bere troppo, ma si accorse di come indugiava nel piacere della bottiglia quando era sola, i bambini a letto, la tv accesa in sottofondo. Ormai praticava poco lo yoga, un vero peccato per una dedicata come lei.
Una sera quando la bottiglia era ormai vuota, il fine settimana e la depressione alle porte, iniziò a frignare da sola, nel salotto. I bambini non c’erano: quel weekend se li sarebbe tenuti il padre, anche se non gli spettava. Mentre non riusciva a capire dove sarebbe potuto annegare il suo dolore, se nelle lacrime o nell’alcol, suonò il suo cellulare. Era Bruce.

“Ehi… - iniziò lui, tutto romantico e sussurato – sono io…”
Nora, singhiozzò rumorosamente, tirò su col naso, poi deglutì, sempre rumorosamente.
“Ehi” un tono che celava a malapena il suo disagio.
Bruce si “svegliò” dal suo torpore romantico.
“Nora! Che succede??!”
“Niente… n-niente”
Biascicava, riusciva a stento a pronunciare le parole in modo comprensibile.
“Gesù, Nora!! Che succede?? Stai male?? Parlami, per carità!”
“S-sto bene… bene. Sono solo un po’… tris-triste”
“E’ successo qualcosa?? Dimmi cos’è successo!!”
“No…” Nora, il viso deformato da un’orribile smorfia, iniziò a piangere in silenzio.
“Prendo il primo aereo. Domani sera al più tardi sono lì”
“No! Lascia stare, perf-perfavore!...”
La linea era già chiusa.
Cercare di richiamare si rivelò l’impresa più difficile della sua vita… Tutto era così confuso. In effetti non ci riuscì. E puntualmente Bruce suonò al campanello circa 24 ore dopo.

Aveva ancora bevuto. E non c’era modo di nasconderlo. Aprì la porta, gli occhi lucidi, di dolore e alcol, l’equilibrio non molto stabile sulle gambe. Quando la vide Bruce inorridì. S’era sparato 10 e passa ore di viaggio e per di più andando a prendere l’aereo di corsa per… una sbronza? Il primo acchito fu di provare una rabbia gelida. Poi la guardò meglio. Non era solo sbronza, era… disperata. Entrò in casa, un po’ rigido, poco disponibile ad un abbraccio o ad un bacio. Se c’era una cosa che odiava in una donna era l’ubriacatura. Quindi avrebbe dovuto appellarsi a tutte le sue forze per superare questo suo blocco e cercare di capire cos’era successo alla sua compagna.
“La stufa è accesa?” chiese.
Nora fece cenno di sì. Bruce la accompagnò in soggiorno e la fece sedere su un divano, quasi fosse lui il padrone di casa. Si tolse il giaccone, lo appese, poi si sedette vicino a Nora. Il tepore iniziò ad entrargli piacevolmente nelle ossa e a stemperare leggermente la tensione che si era frapposta tra loro. Si frugò nelle tasche, e non trovando nulla si alzò nuovamente per tornare al giaccone e tirarne fuori un fazzoletto. Si sedette nuovamente vicino alla donna e le soffiò il naso e le asciugò gli occhi, come fosse stata una bambina. Lei intenerita, e sempre più soccombente all’incipiente ubriacatura, si rimise a piangere. Bruce l’accolse tra le braccia, stringendola e confortandola con carezze e piccoli baci tra i capelli. Nora si lasciò andare, facendosi scuotere dai singhiozzi senza alcun ritegno.
“Su… su…” Bruce cercò di staccarla da sé e le passò il fazzoletto, che lei non usò.
“Sono tanto triste!! – piagnucolò – Ale mi tratta di merda e io devo fare buon viso coi bambini!! E’ stato un natale di merda! Di merda!!!!!!!” fu la rabbia alla fine a parlare per lei.
“Calmati, per favore” Bruce si guardò intorno.
“Dove sono i bambini?”
“Da lui”
“E perché? – si chiese, dato che conosceva bene le alternanze delle visite – non dovrebbero essere con te?”
“Sì, ma siccome lui ha detto che ultimamente sono nervosi perché si vede che io sono fuori di testa, allora ha detto che li avrebbe presi lui, perché con lui stanno meglio!!”
“Non è vero. Con te sono bravissimi. Perché non gli hai detto niente?”
“Perché non voglio fare scenate davanti bambini!!!” urlò rabbiosa Nora.
Bruce tacque. Comprese che non sarebbe stato facile dirimere quella faccenda. Cercò in ogni caso di raccogliere ancora qualche informazione.
“Quanto hai bevuto?”
“Io non ho bevuto…” mentì spudoratamente lei.
“Nora. – la voce si indurì, divenne quasi un ruggito, il nome proferito a denti stretti, come in un tentativo di trattenere la forza che lo avrebbe portato a schiaffeggiarla – Non prendermi per il culo. Quanto hai bevuto? Non te lo chiederò un’altra volta”
Nora lo guardò, gli occhi lucidi e pesti da cucciolo bastonato.
“Credo… quasi un paio di bottiglie”
“Di cosa?”
“Vino rosso”
“Ok, non è il massimo ma c’è di peggio. Vieni con me”
La prese per mano. Poi si voltò nuovamente verso di lei.
“Ricordati: non raccontarmi mai palle. Mai”
Nora lo guardò imbronciata. Poi abbassò lo sguardo. Si sentì come una bambina che l’aveva combinata grossa.

30.4.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 15^ PARTE



Parte numero 15 del racconto di Sharonlacorta.

Buona lettura e buon fine settimana.


Il giorno dopo, quando Nora se ne fu andata in ufficio, Bruce iniziò il suo giro di telefonate per organizzare le sue date negli stadi che aveva intravvisto.

Dopo una decina di giorni, venne il momento per Bruce di ripartire. Nora spese una lacrima, senza però fare drammi. Bruce l’asciugò col pollice, quale compendio di una carezza al viso.
“Ehi… rocciosa… Stai tranquilla, ci vediamo presto”
“Già…”
“Davvero, tra un paio di mesi sarò di ritorno, sai come volano due mesi?”
“E tu sai cosa sarà il natale senza di te e con la situazione che ho in ballo…? Oh Bruce… Io… non credo di farcela”
“Certo che ce la fai: non ti ammazza nessuno. E poi ti chiamo. Ti scrivo. Scriverò anche per te. Voglio scrivere qualcosa per te, ho già qualcosa in mente”
Nora lo guardò sospettosa.

24.4.10

IL BOSS E L'ITALIANA - TUTTA UN' ALTRA MUSICA 14^ PARTE



Come si svilupperà il racconto di Sharonlacorta?  La puntata precedente la potete trovare qui.


Nora ridiscese in salotto dopo un po’. Evan era in un angolo del divano, serio, che guardava i programmi del satellite. Bruce era nella stanza dello yoga: aveva approfittato di un attimo per suonare la chitarra. Lei però si accorse che lui non era del solito umore. Non era difficile: non lo aveva mai visto arrabbiato o perlomeno adombrato.
Entrò piano nella stanza, dopo aver leggermente bussato alla porta. Bruce alzò lo sguardo.
“Vieni” le disse.
“Ti va un drink? Un whisky, una grappa…”
Bruce, scosse la testa. Quand’era di cattivo umore non amava bere.
“Mi sembra che ci sia qualcosa che non va. O sbaglio?”
Nora si sedette sul tappeto, di fronte a lui, che era seduto con la chitarra sul divano.
“No… nulla d’importante”
Decise poi che per una questione puramente pratica avrebbe potuto e voluto parlarle dei concerti.
“Senti Nora… - si schiarì la voce, cercando così di fugare anche gli ultimi timori e dubbi – mi piacerebbe fare una cosa mentre sono qui”
Nora attese il resto.

16.4.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 13^ PARTE



Tredicesima parte del racconto scritto da Sharonlacorta.

Buona lettura e buon fine settimana.



Bruce si fece portare in città da Jon e poi, sotto un blando incognito, iniziò a girarla in lungo e largo, da solo. Pochi, anzi pochissimi accennarono a voltarsi e ad indicarlo, per poi scuotere la testa in diniego: no, non poteva essere lui, impossibile. Ebbe modo di apprezzarla e di capire come mai Nora amava quel posto. Mise in pratica il suggerimento e visitò per un lungo pomeriggio il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, divenuto famoso a livello europeo. Vide, e Nora gliene aveva accennato, la pista ciclabile e constatò che per quel breve periodo di vacanza avrebbe potuto anche tenersi un po’ in forma correndo e andando in bicicletta lungo il fiume. Nel fare la strada di casa Jon si perse e passarono di fianco allo stadio. Uno stadio piccolo, che però bastò per risvegliare dentro di lui la voglia di suonare e possibilmente davanti a un assembramento di fans urlanti. Gli venne un’idea. Poi però mentre Jon cercava di orientarsi, parlando quasi da solo ad alta voce, Bruce capì che il capoluogo regionale era ad un tiro di schioppo da lì. Chiese a Jon di accompagnarlo. Arrivato in città, ormai a sera, cercò di capire dove potessero essere le strutture (stadio o palazzetto) che potessero potenzialmente accogliere un evento di una certa magnitudo. Jon fu di grande aiuto e dopo un’occhiata veloce allo stadio, decise di tornare verso casa di Nora.

9.4.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 12^ PARTE



Eccoci alla fine del terzo mese del racconto Tutta un altra musica il Boss e l' italiana scritto da Sharonlacorta.

Se qualcuno volesse contribuire mi mandi una mail.

Buona lettura.



Appena rientrati, Nora si fiondò su Giulia.
“Che hai fatto? L’hai cazziato??”
“Ah! Allora hai la coscienza sporca…”
“Gli ho soltanto detto di comportarsi come un buon padre di famiglia”
“Lui che ha risposto?”
“Ha detto: ‘Come un buon padre di famiglia no. Come un adultero sì’”
“Piantala, Giulia….”
“Sembra serio. Ma posso dire la mia un’ultima volta poi non dirò più niente?”
“Tutte le volte del mondo, amore”
“Quell’uomo non ti porterà all’altare”
“E’ un presagio, una minaccia…?”
“Una sensazione. Piuttosto chiara, peraltro. E’ strepitoso, avevi ragione – d’altronde si sapeva… - ma non ti sposerà”
“Ma in fondo ha importanza? Siamo pronti per il prepensionamento…”
“A parte che è anche una certezza perché tu sposata in chiesa, se divorzi, col cavolo che rivedi un altare, a parte quello della patria”
Nora rise.
“Porgerò i debiti omaggi ai caduti, allora… e sopporterò l’idea”
“Spiritosa… se questi sono gli argomenti della funzione credo che chiunque farebbe uno sforzo e sopporterebbe… Sei una cialtrona”
“Lo so – Nora abbracciò l’amica – ma ti amo più della mia vita!!”
“E sei anche bugiarda!” strillò Nora.

Il fine settimana volò via, armonicamente e venne anche il momento per Giulia di tornare a casa sua. Bruce volle ancora parlare con lei, prima che se ne andasse: era stanco e non sarebbe andato con le due donne ad accompagnare l’amica di Nora in stazione.
“Ehi” l’abbracciò affettuosamente.
“Mi è piaciuto moltissimo conoscerti, spero di vederti ancora”
“Anch’io… - fece Giulia – spero di vederti, e presto anche sul palcoscenico”
“Di questo si può parlare… A proposito: Nora mi ha detto che canti in un coro?”
“Veramente canto in tre cori, Nora è la solita smemorata imprecisa…”
“Una voce bianca mi piacerebbe aggiungerla… anche perché con la storia di Patti… non so che cambiamenti potrei dover apportare all’assetto della Band”
“No, dico: mi stai… OFFRENDO UN LAVORO??!”
“Ci sto pensando su… Ci incontriamo, ti faccio un provino… Che registro hai?”
“Alto! Altissimo!! Ma per cantare con te avrò tutti i registri che vuoi!!
Bruce rise. In certo qual modo l’entusiasmo delle sue fan ancora lo imbarazzava.
“Benone. Allora ci si organizza” Bruce abbracciò ancora la ragazza.
Giulia si staccò da lui e lo guardò.
“Mi raccomando. Trattamela bene”
“Sissignora”
Giulia e Nora salirono sul SUV, Jon alla guida, e si avviarono verso la stazione.

Quella domenica sera, dopo passeggiate nella neve, lotta a palle di neve – di rigore – biscotti e ancora un po’ di stufato e polenta, Nora, ancora indaffarata in cucina sentì suonare alla porta. Era Alessandro, che riportava i bambini.
“Come stai?” le chiese.
“Bene. Abbastanza. Com’è andata?”
Alessandro ignorò la sua domanda.
“Dov’è?”
Nora arrossì, abbassando gli occhi.
“Fuori. A portare Chinook a spasso”
Alessandro spinse dolcemente i bimbi dentro casa.
“Bacio a papà. Fate i bravi. Ci vediamo presto”
Si rivolse poi a Nora.
“Tutto bene, mangiato, dormito, giocato”
Fece una pausa.
“Avrai bisogno in settimana? Faccio il primo”
“Teoricamente no. Teresa va a prenderli all’asilo. Ma… se vuoi ti faccio un colpo”
“Sì… beh, sì. Magari un giorno o due. Anche attaccati al fine settimana”
“Ti telefono”
Alessandro si voltò senza salutarla. Nora chiuse la porta. Gridò all’indirizzo dei bambini:
“Via scarponi, giacche e tutti nudi! Bagnetto!!”

Notte. Le persiane lasciavano filtrare appena la luce dell’unico lampione dalla strada. Sotto il piumino faceva caldo. Nora non riusciva a dormire, però. Allungò una mano a toccare il corpo nudo di Bruce, che dormiva accanto a lei. Ma qualcosa la fermò. C’era… qualcosa che le impediva il passaggio… Rimase interdetta, poi finalmente capì. Andrea si era trascinato fino in camera sua e si era infilato nel letto, in mezzo a loro due! Passò sulla testa del bambino e andò a toccare Bruce sulla spalla, dolcemente, ma abbastanza forte da svegliarlo.
“Mmmh!! Cosa??”
Nora gli parlò sottovoce.
“Bruce… devi vestirti”
“mmm… perché… perché??”
“C’è Andrea in mezzo…”
“… chi…?”
“Andrea… Bruce sono Nora, svegliati…”
Bruce si voltò. Vide gli occhi di Nora brillare nel buio, sopra una testolina castana. Che russava.
“Oh cavolo”
Sgattaiolò fuori del piumino, rabbrividendo, entrò nel guardaroba, e accesa la luce cercò e indossò il pigiama. Nora lo raggiunse poco dopo.
“Scusa se ti ho svegliato…” lo baciò sulle labbra “Ma non mi pareva il caso che il bimbo si svegliasse domattina e ci trovasse nudi come due bruchi”
Bruce sorrise.
“Hai fatto benissimo. Torniamo a letto, ora”

Nora si alzò presto la mattina seguente. Si vestì, preparò velocemente la colazione per tutti, poi iniziò a svegliare e vestire i suoi figli per portarli all’asilo. Prima di uscire, passò in camera da letto. Bruce era ancora sotto il piumino.
“Io vado… ci sentiamo in giornata. Stasera parliamo un po’ di come possiamo organizzarci ora che siete qui”
“Cosa si fa in questo posto quando le donne con cui far l’amore non ci sono…?
“Si va al MART! Ti chiamo tra poco”
Bruce, grugnendo, tornò sotto il piumino.

2.4.10

TUTT'ALTRA MUSICA - IL BOSS E L' ITALIANA 11^ PARTE



La parte precedente del racconto di Sharonlacorta la trovate qui.

Vi ricordo che  accetto guest post quindi se avete voglia di scrivere qualsiasi cosa a tema Springsteen contattatemi.



“Buona questa marmellata…” Evan parlò con la bocca piena.
Nora sorrise.
“Come le fanno gli altoatesini non le fa nessuno… anzi no. Forse questa è austriaca…” prese il barattolo e leggendo i caratteri minuscoli a un metro e mezzo confermò:
“Sì, sì…”
Bruce rise.
“Ehi, donna! Sei più giovane di me e hai bisogno degli occhiali da lettura??”
Nora si rabbuiò scherzosamente.
“Vedrai tu… quando toccherà anche a te…”
“Oh ma a lui tocca già, sai?” precisò Evan.
“Massì???” chiese divertita Nora.
“Mi pareva che soltanto il povero Garry dovesse inforcare gli occhiali per vedere la tastiera del basso…”
“Figurati… papà è orbo come una talpa. Solo che non si arrende…”
Nora sorrise maliziosa.
“Che poi, l’occhialino da lettura fa così sexy…”
“Smettetela. Io ci vedo benissimo”
Evan sorrise.
“Ok papà…”

Capitolo IV

Il telefono di Nora squillò.
“Il mio treno è in orario, se vuoi saperlo”
“Benone! Ci mettiamo in macchina e veniamo alla stazione”
“Naaaaaa. Vieni già con lui?”
“E Evan”
“Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!! Si è portato un figlio dietro??”
“In realtà era pattuito….”
“Io sempre l’ultima a sapere le cose, vero?”
“Si chiamano sorprese, noiosa!”
“Siate puntuali, sai quanto detesti aspettare”
“Sissignora”

Nora relazionò Bruce sulla visita dell’amica. Bruce non se lo fece ripetere due volte: chiamò Jon al telefono e in un batter d’occhio il SUV nero si presentò a casa di lei.
Si recarono tutti alla stazione a prendere Giulia, il cui treno sarebbe appunto arrivato in orario. Il cantante fece girare poche teste: il paese non era molto grande e la gente non lo riconobbe, o se lo riconobbe pensò che non sarebbe stato plausibile che fosse lì, quindi continuò come se niente fosse. Cosa che a Bruce piacque parecchio.
Sulla banchina, non appena il treno si fu fermato, Nora cercò con lo sguardo tra i tanti passeggeri scesi, la sagoma familiare della sua amica. Finalmente la vide. Giulia le sorrise, mentre Nora le si fece incontro: Bruce, Evan e Jon rimasero in disparte.
“Eccoti!! Hai viaggiato bene?”
“Poche chiacchiere, Festi! Cosa ci fa così LONTANO??? Ha paura di essere morso?”
“Beh, poiché gli ho raccontato che tipo sei… sì!”
Si avvicinarono e ci fu uno scambio di convenevoli. Giulia sentì un fremito. Anche a lei Springsteen piaceva parecchio e benché fosse abituata per cultura e formazione morale a fare il Grillo Parlante dell’amica, non potè evitare di sentirsi anche lei percorrere da un brivido di emozione.
“Ecco, la mia amica mi ha parlato molto di te, al di là di quanto io potessi già sapere per conto mio ma… E’ davvero un piacere conoscerti!”
“Se è così allora sai già molto… Tendo a non raccontare i fatti miei alla stampa”
Bruce le strinse la mano con vigore.
“T’ha parlato di Evan?” La rockstar presentò il figlio a Giulia.
“Ma ciao. In compenso tu sei molto meglio dal vivo che in foto…”
Evan arrossì.
Si avviarono tutti in macchina e poi verso casa di Nora. Bruce ed Evan rimasero “isolati” per un po’: le due amiche quando si incontravano si lasciavano trascinare da chiacchierate torrenziali. Poi, una volta giunti a casa, finalmente i due uomini vennero “reintegrati” nella vita delle due donne.
Durante lo svolgersi della giornata, Giulia ebbe modo di avvicinarsi a Bruce.
“Allora, come si sta in Italia?”
In quel momento erano sul portico della casa di Nora, che dalla mezza montagna guardava sulla vallata sottostante.
Bruce sorrise.
“Sempre molto bene”
“Beh… se posso spezzare una lancia sei… capitato bene. Nora è un’ottima padrona di casa”
Bruce guardò lontano, verso il panorama in valle.
“E’ anche altre cose”
“Se fossi un’adolescente sbroccata lascerei che fosse l’invidia a parlare per me… ma non lo sono. Adolescente e sbroccata, intendo. Nora è la mia migliore amica, da tanti, tanti anni. Ci siamo conosciute in tempi non sospetti, sono stata la sua testimone di nozze e sono la madrina dei suoi figli. Io dovrei, e se devo essere sincera ho tentato, seppur con poca convinzione, di ridurla a più miti consigli, dicendole di lasciar perdere. Ma lei naturalmente non lo ha fatto, troppo un Leonaccio. Quindi ti dico: non ho ben capito che tipo di piega abbia preso questa storia, ma sarà meglio per te se la tratti coi guanti. Sarò… più dolce, ma ferma e chiara: se non sei sicuro di quello che fai, non metterti in mezzo, non farle sfasciare la sua famiglia. Anche se, a dire il vero, a questo credo riesca benissimo da sola”
Bruce mostrò un sorriso timido.
“Sei una persona molto diretta… Nora è fortunatissima ad avere un’amica come te. Ti assicuro che l’unica altra volta in cui sono stato così sicuro di quello che facevo è stata… quando ho sposato mia moglie. Con Patti non funziona purtroppo più come prima e ho deciso di compiere un’altra scelta: voglio condividere la mia vita con Nora. Le mie intenzioni sono serissime, se è questo che vuoi sapere…”
“Non vorrei averti offeso ma… Nora è… come posso dire. Trasfigurata. Se questa storia si rivelasse una bolla di sapone, se tutto prendesse un’impostazione… ‘consumistica’, sono sicura che ne morirebbe. Quel che intendo è questo: se dev’essere sport… ti prego: lasciala stare”
Bruce scosse la testa.
“Non è stato sport nemmeno la prima volta. Io… “
“Ok, questo mi basta. Rientriamo? Fa un freddo becco…(it’s beak cold!)”
“Subito…”


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Alla prossima settimana.

27.3.10

IL BOSS E L'ITALIANA - 10^PARTE



Siamo arrivati alla decima parte del racconto Tutt' altra musica, il Boss e l' italiana scritto da Sharonlacorta.
Buona lettura.



Bruce aprì gli occhi. Era ancora impastato e nudo, sotto il caldissimo piumino foderato di bianco, sotto il quale aveva giaciuto la sera prima insieme a Nora. Allungò un braccio. Lei non c’era. Aveva la punta del naso gelata, dedusse quindi che si stava bene soltanto sotto il piumino. Come avrebbe fatto a saltar fuori dal letto e lavarsi e vestirsi senza morire di freddo…? Il profumo persistente della legna bruciata lo confortava: significava che Nora aveva acceso la stufa. Trovò il coraggio di aprire con un movimento secco le coltri e fece una corsetta nel bagno, dove si infilò nella doccia; fece scorrere l’acqua bollente. Indugiò parecchio sotto lo scroscio, per togliersi le ultime tracce di stanchezza dalle membra, per perpetuare in qualche modo la sensazione divina che aver unito il suo corpo a quello di Nora gli regalava e per scaldarsi per bene. Uscito dal box doccia si guardò intorno: fortunatamente il bagno era di gran lunga più riscaldato della camera da letto… Rubò un accappatoio, che doveva chiaramente appartenere a Nora. Ce n’era uno soltanto e sembrava… piccolo per lui. Si strofinò la testa, continuando a guardarsi intorno. Curioso. Sulla mensola sotto lo specchio c’era una sola bottiglia di profumo. Ed era da uomo. Avrebbe giurato di esser stato inebriato anche dal profumo di Nora, oltre che da mille altre cose. Annusò il forellino dello spray: era proprio quello che usava lei. Nora usava un profumo da uomo. Le donne, quella donna soprattutto, non finivano mai di sorprenderlo.
Aprì la valigia e tirò fuori calzoni, maglia intima e camicia di flanella e si vestì. Mentre si infilava le calze e gli stivali constatò che la casa era avvolta nel silenzio. L’assenza dei bambini spiegava solo parzialmente la quiete acustica di quelle stanze, si chiese se non fosse stato lasciato da solo a soddisfare il suo bisogno di riposo. Scese piano le scale (che non scricchiolarono) e arrivò nel soggiorno. Si sporse appena nella cucina. Nora non lo vide, lui invece la colse in un momento “creativo”: era infarinata fino ai gomiti ed impastava una palla gialla che profumava di limone. Mostrava una discreta perizia nel lavorare la pasta, e andò avanti ad impastare ancora per una diecina di minuti. Bruce si sedette sugli ultimi scalini, stette a guardarla. Chissà cosa stava preparando… Una massaia. Si era innamorato di una massaia. Appassionata, dalla forte personalità ma… che soffiava sotto il suo fuoco, facendolo comunque sentire come piaceva a lui: un uomo su di un piedistallo. Si era sorpreso lui stesso, esteta quasi maniacale, ad affondare le dita nei suoi fianchi generosi, a percepire il morbido ventre di lei contro il suo, a constatare quanto ci fosse da abbracciare in quella straniera non certo filiforme. E non se lo spiegava. Ma ci stava diventando matto. Stare lì, ad osservarla mentre lavorava in cucina, pensando a tutto ciò che di lei gli piaceva e destava il suo interesse, gli portò la mente a “She’s got a way”, la bella canzone di Billy Joel. Nora diede la forma di un panetto alla pasta che ora appariva – anche da lì – liscia, poi prese un sacchetto trasparente, ce lo mise dentro, e si avvicinò ad una macchinetta che accese: fece un rumore infernale. Nora aveva messo l’impasto sottovuoto. Aprì la porta del frigo e ce lo mise dentro. Si lavò le mani nel lavandino, si asciugò, poi ripulì il piano di lavoro e mise a posto. Bruce continuava a guardarla, non riuscendo a decidersi a palesarsi. La vide apparecchiare la tavola per tre colazioni. Dunque non aveva ancora mangiato ed Evan evidentemente dormiva ancora. Aveva fame e le sue mani avevano voglia di toccarla. Si alzò dai gradini e bussò leggermente allo stipite della porta della cucina.
Nora alzò la testa.
“Ciao! Ti sei svegliato…”
Bruce la raggiunse subito e l’abbracciò e baciò sulle labbra.
“Ciao… da un pezzo, in realtà”
“Avrai fame… aspettiamo Evan? O vuoi buttar giù almeno un caffè?”
Alla parola fame Bruce sentì lo stomaco rivoltarsi in segno di protesta.
“Vorrei aspettare Evan, ma un caffè ci sta tutto – rispose – Che stavi preparando?” chiese, indicando il frigo in cui Nora aveva appena riposto l’impasto.
“Ah, mi stavi spiando?? E’ pasta frolla. I miei biscotti erano piaciuti così tanto a tuo figlio che ho pensato di riprepararli stasera, insieme ad una crostata”.
“I… tuoi biscotti? Tu fai i biscotti?”
“Semplici biscotti di pastafrolla, niente di che… una mia prozia altoatesina ne faceva alla moda tedesca di straordinari, con cannella e glassa di zucchero sopra…”
Bruce scosse la testa, incredulo. Una massaia, a tutto tondo. Sorrise.
“Il cibo… il cibo ha una grande importanza per te”
“Vero, - disse lei, sbocconcellando un pezzo di pane preparato in un cestino per la colazione - ognuno ha il suo campo: tu sei creativo scrivendo canzoni, io sono creativa in cucina…”
Fece funzionare la macchinetta del caffè e ne preparò due.
“Ecco qui. Hai dormito bene?”
“Meravigliosamente… Fa… fresco in camera da letto…” rispose Bruce.
Nora rise.
“No Bruce… non fa fresco. Fa freddo. Il riscaldamento è spento e il tepore che può esserci è soltanto quello della ole qui al piano di sotto. Io poi tengo sempre uno spiraglio di finestra aperta…”
“Sei pazza?? Col freddo che faceva ieri!”
“Sempre, caro. Dormire al freddo è più sano!”
“Tutti uguali… - borbottò tra sé e sé – Pazzi, molto pazzi…” continuò in italiano.
Nora rise.
“Questa è nota!! Ci hanno fatto pure un gruppo su Facebook…”
Vuotata la tazzina e lasciatala sul tavolo, Bruce disse:
“Vado a svegliare Evan”
“Non ci corre dietro nessuno, lascialo dormire…” tentò di fermarlo Nora
“Ho fame…” rispose Bruce, avviandosi a grandi passi verso la stanza dello yoga/camera degli ospiti dove dormiva il figlio.
Entrò piano nella stanzetta. Il letto era completamente disfatto ed Evan stava proprio svegliandosi in quel momento. Ancora a pancia in giù, ancora con la faccia nel cuscino, salutò il padre sulla soglia.
“Ehi…” biascicò.
Bruce si sedette sulla sponda del letto.
“Muoviti a vestirti, ragazzo: ho fame e Nora vuole aspettare anche te per fare colazione”
“mhh… Ci sono i biscotti di ieri?”
“Quali biscotti…?” Bruce guardò Nora, appoggiata allo stipite della porta che sorrideva infingarda.
“Il ragazzo ha buon gusto…”
“Quei biscotti?! Maledetto, li hai già provati…”
“Vado a scaldare acqua e latte…” fece Nora, allontanandosi per tornare in cucina.
“Sei riuscito a dormire bene, vedo”
“Mh, sì. Fa freddo in questo posto però… si sta bene, non so come dire”
“Dormire al freddo è più sano!” pontificò Bruce, imitando l’accento italiano.
Evan si mise a sedere sul letto.
“Papà… ho parlato con lei ieri sera”
Bruce diventò subito serio.
“Ah sì?” ostentò un disinteressato distacco: in realtà paventava di sentire i risultati di quella conversazione.
“E’ una donna normale… “
“Mh”
“Ma è così diversa dalla mamma che credo di capire perché ti sia piaciuta così tanto”
Bruce tirò dentro di sé un sospiro di sollievo. Almeno un elemento della famiglia non gli sarebbe stato ostile per la sua storia. Beh, non del tutto almeno.
“Onestamente? Non saprei spiegartelo nemmeno io. Si percepisce in lei una grande energia ma… è tutto sotto la cenere, come un vulcano spento. Senti che ha grandi potenzialità ma non è… prevaricatrice o invadente”
“Poi sa cucinare i biscotti e ieri sera mi ha fatto il grano cotto ed era strano ma buonissimo… E poi aveva preparato una carne buonissima e… oh, fattelo spiegare da lei: è un’artista a dirti in modo semplice le procedure più complicate di cottura di un cibo!”
“Lo so, ho già provato…” Bruce sorrise, pensando alla loro serata al ristorante dopo il concerto e dopo la festa di quell’estate.
Bruce si guardò le mani.
“Evan, io ho amato tua madre più di chiunque altro in vita mia. Ma il rapporto che ti lega ad una persona cambia negli anni e quello che legava lei a me è stato forse… troppo sfruttato. Nora è stata… una boccata d’aria fresca. Ti assicuro che, nonostante la sbandata presa quest’estate non confidavo più di tanto nel permanere di un sentimento. Invece… invece è successo, lei mi è mancata ogni giorno di più fino a quando finalmente l’ho rivista, ieri. Ieri ho avuto la conferma che non riuscirei più a stare con la mamma. Mi dispiace… “
“Beh… mi piace vederti sereno. Mi piaceva di più vederti sereno vicino alla mamma ma negli ultimi anni ho percepito non poche ruggini. Credo che prima o poi sarebbe successo, con Nora, senza di lei o con qualcun'altra al suo posto”
Bruce sentì una fitta al cuore. Evan aveva ragione.
“Facciamo onore a questa colazione italiana?” diede una benevola pacca sulla schiena di suo figlio.

21.3.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 9^ PARTE



Siamo arrivati alla nona puntata del racconto di Sharonlacorta.

Che ne dite, vi piace?  Vi fa schifo e la finisco subito?


Che modo curioso aveva, di fare l’amore, pensò Nora. Era molto dolce, tutto fatto di carezze, movimenti lenti, e baci, un flusso costante, inarrestabile di baci sulla bocca. E poi scendeva sotto la cintola e faceva quella cosa lì, con naturalezza, trasporto, gradimento, come se fosse la cosa più naturale del mondo, come bere un bicchiere d’acqua, lavarsi le mani, fare una telefonata. E poi tornava su e continuava con le sue carezze, i suoi movimenti lenti, e anche il suo andare e venire dentro di lei era morbido, costante, instancabile. Era silenzioso, fatto salvo per qualche mugugno, più un sospiro sonoro a labbra chiuse, e qualche parola sottovoce, proferita più nel collo che nell’orecchio. E quando poi lasciava che tutto l’amore del mondo fluisse dentro di lei chiudeva gli occhi, socchiudeva la bocca ed esalava un sospiro, lievemente sonoro, per poi poggiare la fronte sul cuscino di fianco al suo viso, riposarsi un momento, uscire da lei e tornare ad abbracciarla, quasi per fugare il timore che lei avrebbe potuto avere di sentirsi abbandonata.

Quella sera sentì che l’abbraccio lentamente si ammorbidiva e si allentava… Bruce si stava addormentando. Il viaggio, il fuso orario… Nora non si sorprese. Leggermente affamata e un po’ nervosa, si liberò dal dolce abbraccio del suo celebre amante e sgusciò fuori dal letto. Lo ricoprì col piumino, e rimase un momento a guardarlo. Bruce Springsteen nel suo letto, nella sua casa. Un amante davvero interessante, specialmente per aver passato da un po’ la boa dei sessanta. Sorrise lievemente, scuotendo la testa, si vestì alla bell’e meglio e scese di sotto.
Trovò Evan seduto sul divano, in tuta, che faceva zapping sul satellite. Gli sorrise.
“Vedo che il fuso orario non ti ha stravolto come tuo padre…” si versò una tazza di tè, prese un biscotto.
Evan restituì il sorriso.
“Papà è vecchietto… Si fa un bel training per i concerti, ma un semplice viaggio in aereo lo stronca. Poi se tu gli dai il colpo di grazia…”
Nora arrossì violentemente. Beh, d’altronde il ragazzo aveva più di vent’anni, certo non gli raccontavano più la storia delle api e dei fiori da un pezzo.
“Hai fame? Vuoi qualcosa di più di una merenda?”
“Ho saccheggiato i biscotti… Erano eccellenti”
“Li ho fatti io. Questo fine settimana ne possiamo fare degli altri”
Indicò lo schermo della tv.
“Hai trovato qualcosa di interessante?”
“Sì, il fatto che c’è il doppio audio quasi su ogni canale…”
“Hai aperto il divano letto? Sei a posto?”
“Mh… no. Mi fai vedere come si fa, perfavore?”
“Vieni”
Nora lo accompagnò nella stanzetta dello yoga, e aprì il divano letto. Il letto era già fatto: Nora sapeva che Bruce avrebbe portato suo figlio con sé. Aprì l’armadio e tirò fuori il piumino, che era già vestito del copri piumino. Lo mise sul letto e lo rincalzò.
“Ecco fatto. Evan… senti, posso parlarti un attimo?”
Il ragazzo la seguì in salotto.
Si sedettero sui bei divani rossicci e Nora si avvolse in una delle coperte.
“Mh… non so nemmeno cosa dirti o come dirtelo di preciso…”
Evan sorrise, leggermente triste.
“Non devi sforzarti. Sono un adulto, e mio padre è un personaggio pubblico. Tante volte gli hanno attribuito storie adulterine che non erano vere. Questa volta nessuno ha detto nulla… tranne lui. E’ chiaro che non sono contento, men che meno per mia madre. Ma una cosa che apprezzo di mio padre è il suo non voler sconvolgere tutto per il suo piacere. Non so cosa ti abbia detto finora, ma a noi tre non ha parlato di volersi risposare. Credo che si separerà dalla mamma, ma lei è una donna molto intelligente e non credo che gli causerà delle rogne. E’ piuttosto scocciata, questo credo che lo possa immaginare anche tu.”
“Anche mio marito non è molto contento… Ma per me il problema grosso sono i bambini, hai visto quanto sono piccoli. Con questo non voglio sminuire o sottovalutare la fatica con cui voi ragazzi vi troverete a elaborare il vostro disagio… però… forse riuscite a farvene più una ragione”
Evan annuì.
“Infatti. Ma io ho rotto le palle a papà finché non mi ha portato qui con sé. Io volevo vedere di persona quale donna più fantastica di mamma fosse riuscita a fargli perdere la testa. Ora che ti ho conosciuta so che non è quello che cercava. Nessuno di noi ha in casa un atteggiamento divistico, ma papà aveva bisogno di un alto tasso di normalità”
Nora sorrise, gli occhi bassi.
“E’ quello che ho pensato anch’io. Con tutte le belle donne che gli hanno ronzato e gli ronzano intorno, pensare di essere… la prescelta… mi sconvolge ancora adesso”
“Ti dirò… - fece Evan – se fossi stata alta, bionda e della mia età probabilmente mi sarei infuriato..:”
“E se fossi stata tua madre mi sarei incavolata pure io…”
“Senti… a proposito di quell’offerta di mangiare…”
Nora sorrise e saltò fuori dalla coperta.
“Vieni con me in cucina. Ti preparo la cena”

14.3.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 8^ PARTE



Puntata numero 8 del racconto scritto da Sharonlacorta.


Fece varcare la soglia ai suoi ospiti. I quali si ritrovarono in un soggiorno completamente perlinato, con divani di pelle di bufalo, coperte buttate sopra a casaccio ed una grande stufa di maiolica chiara che dominava la stanza. L’aria profumava di arancio, cannella e chiodo di garofano, e un vassoio con tazze, tè e cioccolata e qualche biscotto era appoggiato su un tavolino di fronte ai divani. Caldo e profumo… Bruce fu travolto da una sensazione di infinito benessere.
“Oh Nora… è carinissimo qui…”
Nora sorrise, visibilmente soddisfatta.
“Non mi lamento”
D’un tratto si sentì un pesante scalpiccio provenire dalle scale. I figli di Nora scesero come una valanga verso valle.
“Questi sono i miei gioielli… Emma e Andrea”
I piccoli arrossirono leggermente, sorridendo agli ospiti, poi scomparvero.
“Poco casino e mettete a posto i vostri giochi!!!” gli urlò dietro Nora.
“Tuo… marito dov’è?”
“Dai suoi. Non tarderà a venire: prende i bimbi con sé”
Bruce si fece serio, abbassò lo sguardo lievemente addolorato.
“Come stanno le cose?”
Nora nel frattempo fece cenno loro di sedersi. Servì una tazza di tè a Bruce e a se stessa e la cioccolata a Evan.
“Insomma… Diciamo che abbiamo avuto tempi migliori. Però, in considerazione di una certa fiducia l’uno nell’altra c’è una lieve propensione all’idea delle ferie… all’estero”
Un lieve bussare alla porta distolse l’attenzione di tutti dalla conversazione.
Bruce disse:
“Dev’essere Jon. Le nostre valigie...”
Nora aprì la porta e fece entrare il tuttofare.
“Vieni Evan – fece lei, facendo strada al ragazzo che si stava portando la sua valigia – ecco qui. Questa è la tua stanza. E’ leggermente… spoglia, ma c’è comunque tutto ciò di cui puoi avere bisogno: qui di fianco alla porta c’è l’armadio e il divano diventa un comodo letto, vicino c’è l’interruttore del faretto. Non c’è altro perché… oltre ad essere camera degli ospiti questa è la mia stanza dello yoga”
Il profumo di arancio, cannella e chiodo di garofano si trasformava infatti in incenso Nag Champa, oltre quella porta e sulla parete sopra il divano campeggiava un enorme poster con tutte le 908 posture dello yoga. Sulla parte a fianco un altro poster più piccolo con la sequenza del saluto al sole e sotto una panchetta in legno con il porta incensi, un piccolo lettore cd e i libri della disciplina. Quello che sembrava uno scendiletto era in realtà il materassino di Nora e sopra ad esso un cuscinetto con un ricamo rappresentante il simbolo “Om”. Nora spostò il tutto e lo ripose nell’armadio dal quale tirò fuori un “vero” scendiletto.
Evan la ringraziò.
“Se non ti dispiace mi cambio… Sono così ancora da casa, è stato un viaggio lungo”
“Fa’ come se fossi a casa tua” rispose Nora.
Lei e Bruce uscirono dalla stanza. Lui la guardava come se si fosse trovato davanti una persona che non conosceva.
“Fai yoga… vivi in una specie di chalet e hai un cane…”
“Vedi cosa succede a voler tener botta ai colpi di fulmine…?” chiese lei sorridendo.
“Finisci per non riconoscere la persona per cui hai perso la testa”
“Io dove dormo…?” chiese Bruce, la voce quasi un sussurro, eppure sempre carica di quella sua roca sensualità.
“Fuori. Con Chinook” fu la pronta risposta di Nora.
Bruce scoppiò a ridere, lievemente preoccupato. Nora lo portò su per le scale. Aprì la porta della sua camera da letto. Ancora legno, pareti, pavimento, soffitto, legno naturale nel cassettone, un letto grande, in ferro battuto, con la biancheria bianca. Un nido semplice ma incantevole. Nora aprì la porta di fianco al letto: conduceva al guardaroba e attraverso quello, al bagno.
“Puoi lasciare qui la valigia, se vuoi. La disfi domani?”
Bruce non le rispose. La tirò verso di sé e la baciò con trasporto, accarezzandole il corpo dalle spalle fin sotto i glutei.
“Finalmente… - mormorò – non ne potevo più: ho aspettato questo momento da quando sono salito sull’aereo, cinque mesi fa”
Nora gli sorrise.
“Sono molto contenta che siate venuti”
Nora sentì il cellulare vibrare nella tasca posteriore dei pantaloni. Lo tirò fuori e guardò il display.
“E’ Alessandro. E’ arrivato. Aspettami qui, per piacere. Gli lascio i bambini poi torno da te”
Bruce sentì Nora che andava in una delle altre stanze che aveva intravvisto al piano, quando erano saliti. Sentì la sua voce mentre – presumibilmente - chiedeva ai bimbi di lasciare i loro giochi e di mettersi i giacconi e gli scarponi, che papà era arrivato. Si sentì in colpa per aver causato quello scompiglio. Ma il senso di colpa sfumò quasi immediatamente al pensiero del suo corpo avvinghiato a quello di lei in quella stanza tutta di legno, in quel delizioso letto di ferro battuto, con la biancheria bianca e l’odore di legna bruciata e di arancio, cannella e chiodi di garofano che riempiva l’aria anche lassù.
Sentì Nora e i bimbi scendere le scale. Non volle guardare, sentì ancora Nora che parlamentava probabilmente col marito, sulla soglia. Poi sentì la porta chiudersi.
Nora impiegò un po’ a risalire in camera. E quando Bruce la vide si accorse che aveva gli occhi lucidi. La strinse ancora a sé.
“Dai… ti prego, non fare così. Vedrai come staremo bene l’estate prossima, con anche loro insieme a noi”
“Lo so, ma non è quello… - ribattè piagnucolando – E’ che ti guardano e ti baciano… e lo fanno come se… come se… sono sempre così affettuosi! Ignari del casino che sto montando intorno a loro!”
“Calmati… - l’incoraggiò Bruce – vedrai che saprai mantenere un profilo alto con loro e loro non sentiranno la tua mancanza e non ti rimprovereranno per nulla”
“Salvo per il fatto che li porto via al padre per l’unico periodo dell’anno in cui potrebbero stare tutto il tempo con lui”
“Restano le feste di Natale”
Nora lo guardò.
“Uff… Andiamo a bere il tè?”
Bruce le si avvicinò.
“Mmhh… non credo…”
La mano di lui corse sulla sua schiena, dal collo verso il basso, poi risalì, da sotto il maglione. Rimase con la bocca socchiusa, vicino alle sue labbra, carezzandole la gota con la punta delle dita. Si fece ancora più vicino, finché i suoi lombi toccarono quelli di lei. Nora si accorse che era… piuttosto felice di essere lì. Sentì il suo profumo, il suo fiato stentatamente rallentato e tiepido contro il suo viso. Poi, lentamente ma decisamente Bruce infilò la lingua nella bocca di lei, aprendogliela e muovendola dentro, all’inseguimento della sua. Nora circondò le spalle dell’uomo e lui, col solito colpetto di calcagno, chiuse la porta dietro di sé e la spinse su quel grande, morbido letto dalla biancheria bianca.

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2.3.10

IL BOSS E L' ITALIANA - 7^ PARTE



Qualche commento? Idee su come finirà il racconto di Sharonlacorta?


Capitolo III

Nora fece il numero. Dall’altra parte udì il segnale della linea libera. Dopo un secondo una voce femminile, senza salutarla, le disse:
“No, dico, cosa stavi aspettando?!”
“Ciao tesoro”
“Tesoro?! Tesoro una pippa! Allora? Racconta com’è stato!!!”
“Beh Giulia… Giulia… Giulia. E’ andata oltre qualsiasi più rosea aspettativa…”
“Noooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!! Lo sapevo, mannaggia!!”
“L’ho incontrato”
“COOSAA??”
“Al party post concerto. L’ho incontrato”
“Ohsssignoresvegliamichestosognandooooo!!!!!!! Com’è? Com’è????”
“L’ho incontrato. L’ho portato a cena. L’ho riaccompagnato in albergo”
“Tu hai fatto… COSA? Aspetta, cosa stai per dirmi, Festi?”
“Giulia, ho peccato”
“Non ci credo”
“Sì. Ho peccato ed è stato il peccato carnale più appassionante della mia vita”
“Sei pentita? Se sì, è giusto così. Se no, pentiti ma solo dopo avermi raccontato TUTTO…”
“Dell’atto in se stesso? Neanche per sogno. Delle implicazioni future? Sono terrorizzata”
“IMPLICAZIONI FUTURE?? Quando cazzo torni a Milano??? Tu ed io dobbiamo fare un discorsetto!”
“E’ ripartito, ma vuole che ci rincontriamo. Vuole organizzare la… gestione dei miei bimbi: io con loro nove mesi qui e gli altri negli States, con lui”
“Festi, svegliati. E smetti per un secondo di ragionare con la gnocca e usa la testa. Te l’ha messo per iscritto che ti richiamerà? Che ti verrà a trovare? Che ti pagherà un biglietto per andarlo a trovare? Non credo proprio. Quindi torna sulla terra, vai dal prete, confessati e torna dalla tua famiglia”
“Ho parlato con Alessandro ieri. Inizia a fare le valigie nel fine settimana: torna dai suoi”
“No, no, no… Dico ma non vi sembra affrettato?? Ma gli hai parlato di Bruce?”
“Non esattamente. Gli ho detto che… ho avuto un’avventura e che secondo me è il segnale e la conferma che le cose tra noi non vanno”
“Madonnina. Però Nora… sei fuori di testa. Se non fosse stato per Bruce, avresti continuato ‘seduta’ sulla tua condizione di moglie infelice e madre strinata. Sono un po’ delusa, se devo essere sincera”
“Immaginavo che lo saresti stata. Ma io ti rispetto. Sei la mia amica, la mia migliore amica e a te non ho mai nascosto nulla. Non avrei mai potuto, non potrei. Mi sento… una schifezza”
“Emmenomale” Giulia fece un lungo sospiro.
“Racconta. Com’è stato?”
“E’ un uomo fantastico. Il modo in cui parla, si muove, ti guarda, ti tocca…”
“Alt! Vedi di non entrare in quei particolari che io m’imbarazzo”
“No, no… - sorrise Nora – non lo farei. Però… sul generico ci sto: fa l’amore in un modo… fantastico”
“L’hai già detto”
“Non è vero”
“Che è fantastico l’hai già detto”
“Noiosa…”
“Continua…”
“La voce, Giulia… la voce, anche quando parla… normalmente o a letto… è fantastica”
“Dagli! Rinnova gli aggettivi, altrimenti ti metto giù il telefono”
“Vuoi un difetto?”
“Scommetto che ha le doppie punte…”
“Ha le mani piccole…”
“Per suonar la chitarra vanno benissimo”
“Oh!! Anche per molte altre cose…”
“Smettila!! Se continui così sarà costretta a venirti a trovare..”
“Mi pare un’ottima idea”
“Quando vengo?”

Erano le quattro del pomeriggio e il cielo volgeva già al blu scuro. Per il giorno successivo era prevista un’altra forte nevicata, ma in quel momento l’aria era limpida e freddissima e presto la volta nera sarebbe stata piena di stelle.
Sull’erta salita che portava a casa di Nora c’erano grandi mucchi di neve, ai lati della strada. Lei era sul portico, la figura scura che si stagliava contro le finestre illuminate del soggiorno, le braccia conserte, stretta nel suo corpo avvolto da un mega maglione dal filato grosso. Sbuffava vapore e, non vedendo nessuno, iniziò a incamminarsi giù dalla discesa. In quel momento intravvide il SUV nero fare capolino da dietro la curva. Segnalò di lasciare l’auto nello spiazzo lì vicino. Il passeggero sul sedile anteriore aprì la portiera e Nora vide che era lui. Si fermò un attimo a parlare con l’autista – lo stesso dell’altra volta – poi scese. Dietro di lui, in uscita dalla parte del sedile posteriore, un altro passeggero, magro e alto.
Bruce s’incamminò per la salita, quella sua andatura leggermente caracollante. Era avvolto in un giaccone pesante, ma sotto la divisa era la solita: jeans e stivali. L’altra persona gli si accostò: Nora ebbe l’impressione che fosse piuttosto giovane.
Chinook, il suo cane, arrivò di corsa, dopo aver attraversato tutto il giardino ed iniziò a saltarle intorno. Nora lo invitò a star buono e lo portò verso il portico.
Bruce si fermò, a pochi centimetri da lei. Nora, leggermente intirizzita e spettinata, lo guardava con un sorriso tenero. La abbracciò stretta e stettero così, per qualche minuto.
Bruce, con gli occhi chiusi, le mormorò:
“Quanto mi sei mancata…”
Poi si staccò da lei, e con un gesto di accoglienza fece avvicinare l’altra persona.
“Mi sono permesso di portare mio figlio Evan con me, Evan questa è Nora”
Il ragazzo strinse la mano della donna, un sorriso rigido gli ruppe il viso.
“Venite dentro, ho preparato tè e cioccolata. Ha fatto molto freddo oggi ma stanotte e domani nevicherà quindi… andrà meglio”
Nora li condusse dentro casa. Chinook intuì chi, oltre a Nora, poteva dargli retta e iniziò ad annusare Evan, scodinzolando. Evan, lievemente timoroso, gli accarezzò la testona bianca.
“E’ bellissimo… “
“Ti ringrazio… Chinook è un cane estremamente espansivo… ma è buono. Ci tengo sempre a dirlo, perché grande com’è incute sempre un certo timore”
“Come hai detto che si chiama?” chiese il ragazzo.
“Chinook”
“E’ il nome di un popolo di Nativi Americani…” fece Bruce.
“Di stanza nella zona di Seattle. Chinook è un cane abituato al freddo, è un Siberian Husky. Per questo gli ho dato il nome di un popolo che viveva al nord”

27.2.10

TUTTA UN'ALTRA MUSICA - IL BOSS E L' ITALIANA 6^ PARTE



Siamo già alla sesta settimana del racconto di Sharonlacorta.  Qualche commento?  La puntata precedente è qua.



All’aeroporto, dopo aver firmato qualche autografo, Bruce si riunì alla band. Steve li salutò, senza riferimenti esagerati alla loro piccola fuga.
“Ehi! Avete fatto in tempo, bravi! Tutto ok, man?”
“Potrebbe andare meglio”
Nora salutò Steve.
“Ehi! Pirata! Vai a fare il pelandrone a casa????”
“Non vedo l’ora, piccola!”
Bruce prese Nora e la portò in un posto più appartato.
“Mi sembra incredibile, eppure non riesco a trovare le parole per esprimere come mi sento adesso…”
La abbracciò stretta a sé.
“Non vorrei partire… non voglio lasciarti, non così”
Nora, in un’inconsueta fase consolatoria, gli diede piccole pacche sulle spalle.
“Dai, è per il momento. Vediamo di far calmare questa bufera, riconsidereremo la situazione a bocce ferme e vedrai che sarà tutto più semplice.”
Bruce la baciò ancora e ancora, piccoli baci adesivi sulla bocca, e la stringeva come fosse un’adolescente che era appena stata delusa dall’infatuazione del momento. Si sentiva a pezzi e aveva la sensazione di esserlo molto più di lei.
“Prometti che ci penserai. Prometti che non approfitterai della lontananza e del tempo che scorre per far passare tutto in cavalleria”
Nora lo guardò e sorrise.
“Stai tranquillo, non succederà. Fammi tornare a casa, fammi parlare con la mia famiglia, con mio marito. E poi ho voglia di starmene un po’ nel mio nido, in montagna, nella mia stanza dello yoga, vicino alla mia stufa, sentire l’odore della prima legna che arde… L’autunno è alle porte, non vedo l’ora che arrivi il freddo… Questo è il mio numero di telefono – gli porse un foglietto – è sempre acceso: se trovi la segreteria o sto parlando o ti sei incasinato con il fuso e quindi è spento perché è notte, altrimenti sono raggiungibile sempre. Chiamami”
Bruce prese il foglietto, tirò fuori subito dalle tasche posteriori dei jeans il cellulare e lo memorizzò immediatamente.
“Lo farò appena avrò il segnale e tutte le volte che ti avrò in mente. Prenditi il bluetooth, quindi: ti terrò al telefono un’eternità”
Nora sorrise.
“Che piacevole regresso all’adolescenza..”
Il volo di Bruce venne chiamato.
L’uomo si tolse gli occhiali. Nora venne pervasa da brividi, nel guardare quel meraviglioso, normale volto segnato dal tempo, gli occhi scuri leggermente tristi, nel sentire il respiro di lui che si trasformava nel sospiro di insofferenza di chi non vuole adeguarsi alla contingenza. Bruce la strinse ancora, forte a sé, la baciò, prima solo labbra contro labbra e poi in un bacio più profondo, poi infilò il viso nel suo collo e poi tornò a stamparle sulle labbra tanti morbidi baci fitti. Nora sentì il bruciore delle lacrime avvamparle negli occhi e con le mani nelle mani, la voce piccola, gli disse:
“Comunque vada… è stato bellissimo”
Bruce non rispose. La baciò ancora poi si rimise gli occhiali scuri e, di colpo, si allontanò.
Nora iniziò ad annaspare. Le mancava l’aria. Un improvviso nodo allo stomaco le fece salire un singhiozzo, poi le lacrime iniziarono a scendere copiose. Non voleva singhiozzare all’aeroporto, in mezzo alla gente, come una ragazzina.
Bruce non si voltò. Cos’era successo, cos’aveva combinato? Lei moglie e madre, aveva coinvolto un uomo sposato con figli in una storia. Corse in bagno, dove potè, sebbene non completamente a suo agio, abbandonarsi al pianto dirotto ed ai singhiozzi.
Cercò di asciugarsi il viso ma si accorse di non avere fazzoletti. Come al solito! Quando ti servono non li hai mai! Mai quando hai il moccio che fa la candela, mai quando hai un bambino sporco di cioccolata fino ai capelli…
Si passò una mano sulle guance e… si accorse che il profumo del dopobarba di Bruce le era rimasto attaccato alla pelle. Chiuse gli occhi e inspirò profondamente col naso… inebriata.
Mentre stava per uscire dal bagno, con lo stomaco ancora sottosopra, il telefono squillò. Era lui.
Sorrise, aprendo la comunicazione.
“Che succede? Ci sono i dirottatori…?”
“No senti… quella cosa che hai detto prima della casa. Hai parlato di montagne?”
“Sì”
“Non ci sono montagne qui”
“Infatti io non vivo qui. Ci vivono i miei genitori”
“Dove si trova la tua casa?”
“Mandami il tuo email con un sms. Ti scrivo quando arrivo, ok? Così te lo faccio vedere in foto”
“Chiamami presto”
“Meglio che lo fai tu… tra viaggio e fuso… non so quando sarai di nuovo reperibile”
“Sei… magica”
“Che sete di normalità che hai…”
“Anche di tante altre cose…”
“Ehi! Sporcaccione, non sono più abituata a questo genere di battute!”
“In effetti sembravi molto più propensa ai fatti, ieri sera…”
“Gesù, non farmici pensare… Se ci ripenso mi vergogno tanto da correre in chiesa a confessarmi…”
Bruce rise.
“Sei un amore! Stai accorta”
“Lo farò”
“Ciao”
Bruce chiuse, senza aspettare una replica.
Nora guardò il lungo numero sul cellulare. Opzioni, salva, Springsteen, Bruce, Salva? Sì. Chiamò il servizio clienti del provider e fece “aprire” il numero per il ricevimento degli sms anche oltreoceano. Poi si avviò verso l’uscita.

Dopo molte ore, giunse a casa. Scese dall’auto, scaricò la sua roba e passò dalle scale interne del garage all’ingresso. I bimbi le si fecero incontro, chiassosi e felci di vederla. Suo marito la salutò con un mugugno.
“Ti abbiamo persa di vista, dopo il concerto. Dove eri finita?”
“Dobbiamo parlare” rispose Nora.


Alla prossima settimana.

20.2.10

TUTTA UN' ALTRA MUSICA - IL BOSS E L' ITALIANA 5^ PARTE



Quinta parte del racconto di Sharonlacorta, la precedente la trovate qui.

Commenti?  Vi piace, vi fa schifo?  Meglio se la finiamo qui?  O siete curiosi di vedere come va a finire?

Vi ricordo questo post.


Nora gli rispose sopra pensiero.
“57 channels and nothin on…”
Bruce trovò un paio di jeans, una camicia bianca, calze, tornò in bagno, si vestì rapidamente. Tornato in camera si avvicinò a Nora, preoccupato.
“Che c’è?”
“Come ti senti?”
“Io? Bene.”
Nora tacque. Bruce continuò.
“Ho l’impressione di aver dato la risposta sbagliata…”
“Io non mi sento bene per niente, invece” disse lei.
Spense la tv.
“Io sono sposata e ho due bambini e ho trascorso la notte con un altro uomo. Sposato con figli. Non mi sento bene per niente”
“Nora, il mattino dopo uno…”
“No! Fammi finire!”
Bruce abbassò il capo. Proprio quel tipo di reazione che deplorava anche in sua moglie.
“Non credere, - cominciò Nora, riempiendosi l’aria di polmoni forse anche per trovare la forza di iniziare e finire il discorso in un unico periodo – che la notte scorsa non sia stato bello. Dall’inizio alla fine è stata la notte più bella che io ricordi. E detesto l’idea che questa sensazione resti confinata alle 24 ore appena trascorse. E proprio questo detestare, in contraddizione con gli affetti che mi aspettano a casa mia, mi fa andare fuori di testa. Non posso mangiare il dolce e non ingrassare. Non posso vuotare la botte e non essere ubriaca. Non posso avere i miei figli e… avere te. Sempre ammesso che… questi pensieri abbiano scosso anche la tua di coscienza, cosa che in effetti dubito”
Bruce sorrise, scettico.
“Solo con tempistiche diverse dalle tue”.
Nora lo guardò incredula.
“… scherzi?”
“Mai stato tanto serio”
“Io ho dei figli. Non posso lasciarli soli”
“Anche io ho dei figli. Si fanno delle scelte nella vita e a volte le conseguenze di queste scelte posso costare molto care”
“Appunto Bruce. Io la mia scelta l’ho fatta sette anni fa, sposando mio marito. Avendo i miei figli”
“Può… capitare di cambiare idea. E fare scelte diverse”
“Non è giusto che altri paghino per le tue scelte”
“Eppure è così. Dalla notte dei tempi”
Nora iniziò ad irritarsi.
“Cosa implica il tuo insistere tanto a contraddirmi?”
“Il tuo stesso desiderio di non voler confinare il piacere di ieri notte a ieri notte. Mi rendo perfettamente conto, a mente fredda che questo comporterà un casino dell’accidente, ma non sono disposto a perdere quello che ho trovato ieri. Che ho di fronte a me in questo momento”
Fece una pausa.
“Non chiedermi come questo sia potuto accadere nello spazio di così poche ore, eppure è così. E ti assicuro che sono stato – e sono tutt’ora – dilaniato dai tuoi stessi dubbi. Ma una cosa sola è limpida e sicura nella mia mente. Non voglio perderti”
Nora lo guardò, muta.
Adesso sì che la faccenda si complicava maledettamente.
Preoccupata e confusa si alzò dalla poltroncina.
“Se vogliamo mangiare e arrivare per tempo all’aeroporto dobbiamo darci una mossa”
Bruce la seguì fuori dalla stanza senza colpo ferire.

Bruce addentò il panino da dietro gli occhiali scuri, senza nemmeno troppo entusiasmo. Qualche ospite del fast food iniziava a voltarsi, mormorando, evidentemente lo avevano riconosciuto. Nora invece sbocconcellava le patate fritte, prelevandole ad una ad una, con le unghie lunghissime. Bruce le guardò le mani.
“Non sono scomode da tenere? Le unghie così lunghe…”
“Mh. Un po’. Ma ingentiliscono la mano. E la mia mano ne ha bisogno”
“Quanti anni hanno i tuoi figli?”
“4 e 5 anni”
“6 mesi durante il periodo scolastico non sarebbero male”
“Di che stai parlando?”
“Potresti restare qui 6 mesi con loro, durante il periodo scolastico…”
“… e gli altri sei mesi? Questa voglio proprio sentirla” Nora fece trasparire un ironico tono di sfida. Bruce lo ignorò.
“I miei figli sono grandi. E abituati a vedermi molto meno. Sei mesi a casa sarebbero una manna dal cielo per loro. Ma poi a quell’età il rapporto è diverso. E io sono il padre”
Nora alzò lo sguardo e sorrise maligna.
“Meno male…”
Nora tentò di riprendere seriamente l’argomento.
“Quindi gli altri sei mesi, se tu sei a casa TUA, io che dovrei fare?”
“Starci con me”
“Negli States”
“M-mh”
“Ti ho accennato al fatto che la performance come padre di mio marito non è relativa al suo lavoro?”
“Ricordo vagamente”
“Se io mi assento sei mesi potrebbero essere dolori coi bambini. No, non posso. Devo restare qui”
“Ci sarebbe un’altra soluzione”
“Dimmi”
“Che li portassi con te”
Nora sospirò, iniziando a mangiare il panino. Effettivamente… Era meno scema dell’altra come idea.
“Non posso portarli via dal padre”
“Potresti fare l’anno accademico con loro e poi portarli da noi a fare le vacanze. Se vi… accordate senza accapigliarvi, magari accetta”
“Nove mesi qui e tre da te?”
“Mh”
“Che razza di casino…” Nora scosse la testa.
Suo marito non avrebbe mai accettato, lei questo lo sapeva. E forse non aveva nemmeno tutti i torti.
“Dobbiamo deciderlo ora? Non credo, no? Dai, andiamo all’aeroporto, che questo posto inizia ad irritarmi”
“Questi sono discorsi che dovrei fare io, che sono la rockstar…” ironizzò Bruce.

Alla prossima settimana.

9.2.10

TUTTA UN' ALTRA MUSICA - IL BOSS E L' ITALIANA 4^ PARTE



Essendoci stato sabato il meglio di gennaio 2010 ho spostato ad oggi la quarta parte del racconto di Sharonlacorta.

La parte precedente la trovate qui.


Buona lettura.

Il ronzio di un cellulare infastidì Bruce. Si rese conto che era il suo, dimenticato nei calzoni finiti poche ore prima sul pavimento. Nora invece non aveva fatto una piega: continuava a dormire profondamente, la faccia sprofondata nel cuscino. Russava. Bruce arraffò il cellulare e a stento riconobbe il numero: era Steve.
“Cosa”
“Ehi…. Ehi, man!!!! Sei impastato!! Che fine hai fatto?? Garry mi ha detto che ti aveva lasciato un momento con Nora Festi! Sei sparito, man!”
“Ehi”
“Ehi?! E’ tutto quello che hai da dire?? Aspetta un momento… aspetta un momento!”
“Steve…. Che vuoi?”
“Non te la sarai mica rimorchiata, man?! Vecchio bastardo!”
“Come ai vecchi tempi…” ironizzò Bruce.
“Come ai vecchi tempi, man!” Steve sembrava mosso da un adolescenziale entusiasmo.
“Sono in ritardo per qualche appuntamento?”
“Beh… era l’ultimo concerto. In effetti non ci corre dietro nessuno. Ma volevi fare ancora quattro chiacchiere stamattina con la band, ricordi?” accennò Steve.
“Ah già… Senti… Se rimandassimo?”
Steve sogghignò.
“Come vuoi. Quando e dove possiamo aspettarti? O meglio… preferisci se ci vediamo all’aeroporto?”
“Forse sì, forse è meglio”.
“Ci vediamo sull’aereo, man”
Bruce chiuse la comunicazione. Si voltò a guardare Nora. Continuava a russare nel cuscino. Le accarezzò la schiena ampia e morbida e non potè trattenersi da darle un bacio. Il mattino era una maledetta bestia: ci si rendeva conto di tutte le cazzate che si erano combinate la notte prima. Nora si voltò verso di lui, continuando a dormire. Il viso di lei era più fresco del suo, ma non più di tanto. Anche lì il tempo aveva lasciato il segno, leggero e ramificato intorno agli occhi, singolo e un po’ più profondo, di fianco alla bocca, in una smorfia di amaro. La fronte era stata aggrottata tante, tante volte e sotto il mento un cuscinetto che probabilmente non sarebbe più andato via. Certo, la mercanzia che aveva visto la sera prima in discoteca non aveva nulla a che vedere con lei, vuoi mettere. Avranno avuto quindici, venti anni meno di lei. Eppure… in quegli ultimi anni era molto attirato dalle donne nella fascia di età di Nora, erano più interessanti. Il fatto è che poco dopo sarebbe entrata nella fascia di età di Patti e allora tutta la magia sarebbe sfumata. Diventavano tristi, matriarcali, possessive, depresse. Non gli piaceva mai tirare le somme il giorno dopo, specie da quando aveva girato la boa dei 45, tanto più che poco prima si era sposato quindi era stato costretto ad abbandonare quel tipo di eventualità. Ma quella notte era successo qualcosa, qualcosa di diverso dal solito. Mise subito in conto una stupida reazione alla discussione avuta con la moglie due giorni prima e, se davvero era quella una delle cause scatenanti, si diede dell’idiota. Pensò a come si era sentito in quegli ultimi giorni, mesi, settimane. Lui voleva lavorare e Patti lo faceva sentire sempre più legato. Il momentaneo blocco delle attività della band dipendeva anche da quello, non ne poteva più di discutere con sua moglie di quanto se ne stesse in giro a lavorare. Amava Patti, più di chiunque altra ma non riusciva più a sopportare il suo ruolo poliedrico nella sua vita. Era sua moglie, la madre dei suoi figli, una componente della sua band. Tante, troppe cose messe insieme e questo aveva forse portato a snaturare il rapporto che li legava.
Nora iniziò a svegliarsi.
Cosa avrebbe fatto ora? Cosa avrebbe detto? Come avrebbe dovuto considerare quella… avventura, una botta e via? Ma no. A sessanta e passa anni non si può fare così, è da… irriducibili bastardi. Allora come avrebbe considerato quella storia se rapportata al suo matrimonio? Sarebbe rimasta quello che per ora era, cioè un’avventura o si sarebbe trasformata in qualcosa di diverso?
“Mmmmhhh… che ore sono…?”
“Le undici”
“Mmmmmmmmmmmhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!! Svegliami per ora di merenda……”
“Non c’è tempo. Beh no… io vado Nora, devo mettere ancora due cose in valigia e alle 5 ho il volo”
Nora si tirò su a sedere sul letto, repentinamente. Gli occhi stentavano ad aprirsi ed era spettinata in modo irrecuperabile.
“Bruce… “
“Tranquilla… Posso andare da solo, poi magari ti chiamo per salutarti, ok?”
Nora lo guardò scivolare fuori dal letto nudo, provando un notevole imbarazzo.
Si vestì poco (si infilò i pantaloni e indossò la camicia senza chiuderla) e si chinò a baciarla, come se fosse un marito amorevole che usciva per andare al lavoro. Si sentì male. Poi uscì.
Nora rimase sola. E all’improvviso si sentì morire. Se fosse finito tutto così sarebbe diventata matta. Non doveva finire, non doveva finire.
Saltò fuori dal letto ed un mal di testa feroce l’assalì, facendole quasi venire da vomitare. Decise che la sferzata gliel’avrebbe data una bella doccia.
Mentre l’acqua scorreva sul suo corpo nudo, si pentiva di tutti i dolcetti, i fritti, le bevande gasate e il non moto che avevano contribuito a disfare il suo corpo. E sì che forse sarebbe bastato poco… Invece il “vecchietto” era sì vecchietto, però si teneva in gran forma. Certo non era Stallone ma a sessant’anni suonati faceva la sua porca figura. Come aveva fatto a scegliere lei? Possibile che ci fosse in giro ancora qualche uomo che si faceva sedurre da un cervello o da uno sguardo, da un’improvvisa affinità elettiva? Non lo credeva. Eppure quelle erano le uniche motivazioni che riteneva plausibili per spiegare l’incredibile nottata che aveva appena trascorso. Ma ora? Quel senso di vuoto era insopportabile, doveva fare qualcosa. Le vennero in mente i suoi figli. Ma cosa stava pensando di fare? Sfasciare la sua famiglia inducendo tra l’altro un'altra persona a sfasciare la sua? Che schifo di persona sarebbe stata? Uscì dalla doccia, si asciugò. Si rimise addosso i vestiti – che puzzavano di fumo e leggermente di fritto –si sistemò i capelli, non senza difficoltà, e si truccò. Era brava a truccarsi, e il suo viso un po’ sfatto dalla nottata si trasformò in un bel viso maturo e colorito. Era l’una e mezza e iniziava ad avere fame. Uscì dalla sua camera ed andò a bussare a quella di Bruce.
Lui aprì la porta, ancora spettinato, ancora con la camicia aperta quasi come quando era uscito dalla camera di lei, non molto tempo prima. Rimase non poco sorpreso nel vederla: era carina, tutta sistemata così.
“Ehi… non sarai mica tu la donna con cui ho fatto l’amore stanotte…”
Nora lo guardò e sorrise.
“Io invece non ho dubbi…”
Bruce scosse la testa.
“Aahh… Vado nel panico quando devo rifarmi la valigia. Fossi stato qui una settimana sarei diventato pazzo. Ma grazie a Dio ho quasi finito. Entra”
Nora entrò… La stanza era in un disordine apocalittico. Assurdo, per esserci stato dentro solo poche ore aveva combinato una confusione inimmaginabile.
“Io ho fame: ti va di andare da McDonald?”
Bruce buttò un occhio all’orologio.
“Mi butto sotto la doccia e mi rivesto. Mi dai una ventina di minuti?”
Nora si sedette e aspettò. Rivederlo le aveva procurato un tuffo al cuore, ma ancora non sapeva cosa gli avrebbe detto. Continuò a pensare che quello che aveva in mente era molto invitante ma era fuori discussione. Allora: come si fa a scendere a patti con una cosa molto, molto invitante ma fuori discussione? Facile, non si scende a patti, è fuori discussione, chiuso l’incidente. E perché, perché sempre continuare a frustrare il cuore, il desiderio, la fantasia? Senso del dovere, impegno: aveva firmato un contratto sposando suo marito 7 anni prima. Se voleva continuare a guardarsi nello specchio avrebbe dovuto alzarsi e uscire. In televisione parlavano del concerto… eccolo lì, sudato, sorridente, la chitarra in spalla correre lungo il palco e guardare soddisfatto il suo pubblico. Ma a prescindere dalla fortunata follia della sera precedente, quando l’ammirazione per un cantante sfociava in un sentimento autentico, in qualcosa che riusciva a spezzare le catene delle unioni reali ed a trasformarsi a sua volta in qualcosa di consistente? Improvvisamente il viso dei suoi bambini le balenò davanti agli occhi.
Bruce uscì dalla doccia, avvolto nell’accappatoio.
“Ehi! Che fai…? Guardi la tv?”



Martedì prossimo la quinta parte.